giovedì 31 marzo 2011

Animale molesto urbano per eccellenza, il piccione desta preoccupazioni come veicolo di trasmissione di malattie infettive.

Sporca, imbratta, rovina ed è rumoroso. È il piccione, la specie più comune di volatili molesti che si insedia nelle aree urbane, nei centri storici e rovina manufatti pubblici e privati.

Il piccione è portatore di circa 60 malattie, alcune delle quali mortali, contagiose per l'uomo e per gli animali domestici, i cui agenti patogeni vengono trovati nei loro escrementi.
Citiamo solo alcune tra le più comuni e pericolose: Salmonellosi, Criptococcosi, Istoplasmosi, Ornitosi, Aspergillosi, Candidosi, Clamidosi, Coccidiosi, Encefalite, Tubercolosi, ecc.
Gli agenti patogeni di queste malattie vengono trovati negli escrementi dei piccioni. Non è necessario il contatto diretto: il vento, gli aspiratori, i ventilatori possono trasportare la polvere infetta delle deiezioni secche negli appartamenti, nei ristoranti, negli uffici, negli ospedali, nelle scuole, ecc., contaminando gli alimenti, gli utensili da cucina, la biancheria, ed innescando i processi infettivi.

Associata alle colonie di volatili, c'è sempre la presenza dei loro ectoparassiti, in particolare pulci, cimici, zecche (zecca molle del piccione - argas reflexus -) ed acari, che spesso causano forti infestazioni all'interno di edifici ove sono posti i nidi, soprattutto all'interno dei sottotetti. Solai lordati dai loro escrementi, guano e carcasse contaminano pericolosamente l'ambiente.
Questa è una fonte di seri problemi igienico-sanitari, essendo questi insetti a loro volta vettori di gravi malattie infettive ed anche potenziali parassiti dell'uomo.

Il piccione è un temibile infestante, ecco perché è importante eseguire i necessari interventi di pulizia, disinfestazione e disinfezione per la corretta bonifica degli ambienti ed approntare efficaci interventi di allontanamento dei piccioni.

martedì 22 marzo 2011

Pidocchi, questi fastidiosi animaletti





spiega che “il pidocchio dei capelli èun parassita che vive soltanto a contatto
del cuoio capelluto e si nutre delsangue dell’ospite (ndr – è diverso da
quello del corpo e da quello del pube).
La temperatura del cuoio capelluto è ideale per il pidocchio; infatti al di fuori
di esso, il parassita muore al massimo in 2 giorni, in genere meno di 1. Il pidocchio
si sviluppa grazie alla sua massima riproducibilità: dopo 2 mesi da
un solo parassita, attraverso la deposizione delle uova, si arriva fino a 45mila.
La trasmissione avviene per contatto diretto con la testa di una persona infestata;
si ritiene possibile anche il contatto indiretto attraverso vestiti, sciarpe,
cappelli, ecc.
L’infestazione non è influenzata dalla lunghezza dei capelli; spesso provoca
prurito. In breve i pidocchi vengono favoriti dalle condizioni ambientali
(temperatura caldo – umida) e dalla grande riproducibilità. Il periodo dell’anno
in cui i pidocchi si sviluppano maggiormente è quello autunnale, invernale,
e primaverile con l’inizio dell’anno scolastico. Quest’anno ci sono
stati casi di Pediculosi anche nella stagione estiva”.
IL CONSULENTE DELLA PULITER
CLAUSI ha sottolineato che “l’unico intervento è la collaborazione delle
Scuole" a sensibilizzare i Genitori con il fine di segnalare il 1° caso di Pediculosi
ad inizio anno scolastico. E’ importante ricordare che appena si scopre
il 1° caso sia in famiglia che a scuola, tutti i conviventi devono essere controllati.
Certamente sono tramontati i tempi delle rasature dei capelli a zero, che era
no alquanto mortificanti. Gli oggetti, che hanno un ruolo meno importante
nella trasmissione, devono essere trattati come segue:
- spazzole e pettini: vanno immersi nell’acqua calda (almeno 54°C), con
eventualmente diluito il prodotto indicato per il trattamento;
- biancheria, cappelli e così via: vanno lavati in lavatrice a 60°C od a secco.
E’ pure efficace chiuderli per qualche giorno in sacchi di plastica.
In commercio esistono numerosi prodotti:
- quello di 1° scelta è la permetrina 1%, disponibile in forma di crema da applicare
dopo lo shampoo e risciacqua ta dopo 10 minuti primi. E’ consigliata
una 2° applicazione 7-10 giorni dopo la 1°; - un trattamento di 2° scelta è il malathion
0,5% , un insetticida organofosforico, disponibile sotto forma di lozione
da applicare sulla capigliatura asciutta per 10 minuti primi, seguita
da un lavaggio con un normale shampoo.
Uccide sia il parassita che l’uovo (non viene consigliato come 1° scelta
perché ha un alto contenuto di alcool); - le piretrine : sono di origine vegetale
e sono neurotossiche nei confronti del pidocchio. Sono controindicate negli
allergici al crisantemo. Non sono attive sulle uova (o lèndini); sono stati
osservati casi di resistenza del parassita.
Nessuna delle 3 sostanze citate ha effetto preventivo!
L’UNICA PREVENZIONE E’ AGIRE CONTEMPORANEAMENTE NEL NUCLEO
DELLA COMUNITA’ (Famiglia, Scuola). I capelli vanno pettinati con la pettinessa
che mette in evidenza il pidocchio e le uova e ne permette l’eliminazione
meccanica. Il bambino può rientrare a scuola dopo il 1° trattamento. Non è necessario
che siano anche state rimosse le uova. IL CONSULENTE DELLA PULITER
CLAUSI conclude “mostrando il cosiddetto “diario del pidocchio”, che è di
10 settimane e serve per gestire meglio l’epidemia, essendo uno strumento di
controllo per i Genitori. Dovrebbe essere distribuito a tutte le Scuole con
una circolare redatta sulla base delle indicazioni della Regione. Se tutto ciò
non è sufficiente per contenere l’epidemia, in collaborazione con la Pediatria
di Comunità, come Dipartimento si attivino per incontrare i Genitori e gli
Insegnanti e spiegare le tecniche di autocontrollo.
«La nostra preoccupazione è il non abuso di sostanze chimiche perché possono
scatenare reazioni allergiche del cuoio capelluto; anche il non fare trattamenti
preventivi. Importante provvedere alla disinfestazione
mirata dentro le scuole che attualmente non viene effettuata»
Due curiosità simpatiche relative alla storia dei pidocchi: nel Medioevo si pregava
San Giona, quale Protettore di chi portava i pidocchi ed il pidocchio è il n°
87 se si vuole giocare la smorfia napoletana”.

Pediculosi (pidocchi)

I pidocchi sono piccoli insetti grigio-biancastri che parassitano il corpo umano, cibandosi del sangue. Di solito vivono sui capelli, e pungono il cuoio capelluto depositando un liquido che provoca prurito. Si riproducono attraverso le uova che si chiamano lendini.
La femmina del pidocchio vive 3 settimane e depone circa 300 uova.
Le lendini sono attaccate tenacemente al capello, specialmente all'altezza della nuca e sopra e dietro le orecchie.
 

Come ci si contagia

Il passaggio del pidocchio da una testa all'altra può avvenire sia per contatto diretto (i capelli si toccano) che indiretto (con lo scambio di pettini, cappelli, salviette, sciarpe, cuscini, ecc.).
L'infezione non è indice di cattiva igiene.


Come si manifesta

Si manifesta con un intenso prurito al capo. Se si guarda attentamente tra i capelli vicino al cuoio capelluto, soprattutto all'altezza della nuca e dietro e sopra le orecchie, si vedono le lendini: sono uova allungate, traslucide, poco più piccole di una capocchia di spillo, di color bianco o marrone chiaro.
Attenzione!

Non bisogna confondere le lendini con la forfora. Le lendini sono tenacemente attaccate al capello da una particolare sostanza adesiva, a differenza della forfora, facilmente eliminabile con il pettine.


  2-16 anni

      Pediculosi (pidocchi)

 

Di cosa si tratta

I pidocchi sono piccoli insetti grigio-biancastri che parassitano il corpo umano, cibandosi del sangue. Di solito vivono sui capelli, e pungono il cuoio capelluto depositando un liquido che provoca prurito. Si riproducono attraverso le uova che si chiamano lendini.
La femmina del pidocchio vive 3 settimane e depone circa 300 uova.
Le lendini sono attaccate tenacemente al capello, specialmente all'altezza della nuca e sopra e dietro le orecchie.
 

Come ci si contagia

Il passaggio del pidocchio da una testa all'altra può avvenire sia per contatto diretto (i capelli si toccano) che indiretto (con lo scambio di pettini, cappelli, salviette, sciarpe, cuscini, ecc.).
L'infezione non è indice di cattiva igiene.

Come si manifesta

Si manifesta con un intenso prurito al capo. Se si guarda attentamente tra i capelli vicino al cuoio capelluto, soprattutto all'altezza della nuca e dietro e sopra le orecchie, si vedono le lendini: sono uova allungate, traslucide, poco più piccole di una capocchia di spillo, di color bianco o marrone chiaro.
Attenzione!

Non bisogna confondere le lendini con la forfora. Le lendini sono tenacemente attaccate al capello da una particolare sostanza adesiva, a differenza della forfora, facilmente eliminabile con il pettine.


Cosa fare

Un trattamento scrupoloso risolve facilmente il problema, anche se non garantisce future reinfestazioni dato che nessun prodotto ha effetto preventivo.
  1. applicate sui capelli un prodotto specifico, che il vostro pediatra consiglierà
  2. cercate di sfilare tutte le lendini rimaste o manualmente o utilizzando un pettine a denti molto fitti, pettinando accuratamente ciocca per ciocca partendo dalla radice, dopo aver sciacquato i capelli con con aceto bianco, applicando poi per 30-60 minuti un asciugamano bagnato con la stessa soluzione
  3. ripetete il trattamento completo dopo 8 giorni
  4. disinfettate le lenzuola, gli abiti e i pupazzi di pezza: lavarli in acqua calda oppure a secco (soprattutto i cappelli) oppure lasciarli all'aria aperta per 48 ore(i pidocchi lontano dal cuoio capelluto moiono)
  5. lavate accuratamente pettini e spazzole (immergerli in acqua calda per 10 minuti e/o lavarli con shampo

Cosa evitare di trasmetterla

  1. evitare di prestare e scambiare oggetti personali (pettini, sciarpe, cappelli, spazzole, salviette, ecc.)
  2. evitare di ammucchiare capi di vestiario (chiedere che a scuola, in piscina e in palestra siano assegnati, se possibile, armadietti personali)
  3. controllare periodicamente e accuratamente i capelli dei propri figli (soprattutto a livello della nuca e dietro le orecchie), specialmente se frequentano la scuola o se si grattano la testa, per accertarsi che non ci siano lendini
Attenzione!

Le norme per evitare la trasmissione della pediculosi sono le sole valide per non prendere i pidocchi.
I prodotti contro i pidocchi non hanno un'azione preventiva, ma servono solo per debellare l'infezione già in atto.


Riammissione a scuola

Se si esegue scrupolosamente la terapia sopra riportata, il bambino può tornare a scuola il mattino dopo il primo trattamento (con il certificato del medico curante).

martedì 1 marzo 2011

Quella sporca…cucina: pulizia ed igiene ai voti nei ristoranti

Dalla fine di luglio 2010 la pagella che misura il livello di igiene dei ristoranti newyorkesi deve essere esposta all’ingresso del locale. Le autorità sanitarie hanno deciso infatti di valutare con una A, B o C la pulizia dei punti di ristoro della città, dai 5 stelle ai semplici coffee shop. Nei casi più gravi scatta la chiusura.
«Se il brodo fosse stato caldo come il vino, il vino vecchio come il pollo, il pollo grasso come la cuoca, la cuoca pulita come le mie tasche, sarebbe stata una cena impagabile» recita un adagio. Scene d’ordinaria amministrazione per chi sceglie di andare a mangiare nei ristoranti e incappa puntualmente in disavventure alimentari di ogni tipo. Capita infatti che i “ristoranti dallo scorcio mozzafiato” consacrati ai vertici della ristorazione dalle guide turistiche possano rivelarsi invece ben al di sotto delle aspettative, soprattutto in materia di pulizia. E a poco valgono le attenuanti dell’alta affluenza nelle ore di punta: quando l’avventore varca la soglia e si ritrova ad essere servito da camerieri sciatti, con posate e stoviglie opache sul tavolo, il danno è fatto ed è tardi per rimediare. Per dirla con gli inglesi: no second chance to make a good first impression. Non esistono sono seconde occasioni per fare una buona prima impressione.
A sciacquarsi la bocca con l’igiene, priorità irrinunciabile nei luoghi in cui si lavora e si serve il cibo, sono bravi tutti: diventa più complicato tramutare le parole in fatti. Ma se è vero, come è vero, la pulizia è un obbligo nei confronti del servizio reso all’utenza né più né meno del pasto stesso, è giusto prendere giusti provvedimenti quando anche le più elementari norme igieniche vengono violate. E’ cosi che a New York si è deciso per un giro di vite: al Dipartimento di Igiene della Grande Mela hanno deciso infatti di garantire massima trasparenza sul servizio offerto, rendendo pubblici i risultati delle loro ispezioni. In pratica, viene redatta una vera e propria pagella che i ristoranti saranno costretti ad esporre, in bella vista, alla mercé dei passanti, con su riportata la valutazione ricevuta. Un’iniziativa che – senza voler entrare troppo in giudizi di merito – si propone quantomeno di far seguire alle parole i fatti, dando finalmente il giusto peso alla questione igienica all’interno dei locali pubblici, senza liquidare tutto con la solita sanzione pecuniaria.
Come funzionava e cosa è cambiato
Nonostante le regolari 55.000 ispezioni annue, infatti, prima di questa riforma la questione era avvolta da una certa riservatezza: il risultato che accertava il livello di igiene e pulizia riscontrato nei locali veniva pubblicato solo sul sito delle ispezioni sanitarie della città, con la conseguenza che l’utente doveva documentarsi personalmente attraverso le risorse della rete per evitare sgradevoli sorprese. Adesso, invece, il curriculum dei ristoranti deve essere appeso all’ingresso, esposto in vetrina, proprio come il menù. La pagella è articolata in modo elementare: ogni locale verrà valutato con una A, B o C a seconda del punteggio ottenuto: ad ogni infrazione corrisponde un valore in punti, commisurato alla gravità della violazione sanitaria riscontrata. Naturalmente, non tutte le infrazioni sono gravi, ma quelle serie costano un sacco di punti al proprietario del locale. Nella top five delle infrazioni ci sono tutte le violazioni che riguardano la scarsa pulizia del personale, la presenza di infestanti, la scarsa igiene nel lavaggio e nella preparazione del cibo, nonché la presenza di prodotti pericolosi vicino ai cibi o la scorretta modalità di conservazione dei prodotti. Tutti accorgimenti che non si possono certo definire trascurabili e per cui i controlli saranno molto severi ed accurati. Se dopo la prima ispezione il ristorante ottiene tra i 90 e i 100 punti si becca una A (di colore blu) che – in linea con il registro scolastico – equivale ad una promozione; i problemi arrivano se con 80-89 punti il locale viene “rimandato” con una B (verde), mentre è condannato ad una sonora bocciatura se il punteggio non sale oltre 79. Con una C, arancione.

Buoni e cattivi alla lavagna?

E- proprio come a scuola- solo i promossi possono dormire sonni tranquilli: chi ha preso una B o una C avrà una settimana di tempo per presentarsi impeccabile ad una nuova ispezione: nel frattempo, potrà decidere di esporre – al posto della brutta pagella – il cartello “grade pending” ovvero “ in attesa di giudizio”. Allo scoccare del settimo giorno, se non si rientra perfettamente nei parametri, non c’è scampo: il locale dovrà appendere la cattiva pagella all’entrata (pena 1.000 dollari di multa) e sottoporsi a regolari ispezioni ad intervalli di circa 30 giorni: a quel punto o si migliora o si chiude. Rimane comunque diritto del proprietario fare ricorso per chiedere spiegazioni o contestare le ragioni della valutazione davanti al Tribunale Amministrativo. Nel frattempo, però, l’utenza è avvertita.
Pugno di ferro
Un riforma che, come si potrà immaginare, ha suscitato l’ira degli esercenti che non vogliono essere costretti ad appendere un marchio da loro non condiviso che qualifichi (o squalifichi) il loro business già all’ingresso. Tanto più che la riforma ha tutta l’aria di essere presa seriamente: innanzitutto è previsto un aumento sia degli ispettori, che passeranno da 150 a 186, che del numero delle ispezioni (che sarà praticamente raddoppiato arrivando ad 85.000); e la cifra dei fondi stanziati per il progetto è di oltre 32 milioni di dollari. Infine, gli ispettori avranno in dotazione dei dispositivi computerizzati recentemente aggiornati con driver, memory cards e software di ultima generazione. Il Dipartimento ha già realizzato 28.000 cartelli e sufficienti linee-guida alla nuova riforma per ogni punto di ristoro della città. In più sono stati organizzati corsi e workshop di supporto (in diverse lingue, tra cui inglese, spagnolo, coreano, mandarino e cantonese) per aiutare impiegati e operatori del settore a capire meglio le regole del nuovo sistema.
L’opinione delle parti
Come prevedibile si è creato grande allarme tra gli esercenti. Il consigliere dell’Associazione dei ristoranti Robert Brookman lamenta la mancanza di un periodo di prova adeguato per adattarsi alle nuove regole. A suo giudizio molti ristoratori non sapranno gestire un’eventuale bocciatura in modo adeguato, rivendicando le ragioni sul personale che potrebbe subire ingiusti licenziamenti, con un danno all’economia della città. Un’obiezione a cui ribatte sicuro Thomas Foley, l’Assessore alla Sanità, il quale invece è convinto che questa riforma darà il via ad un circolo virtuoso che spingerà tutti i locali a prendere più seriamente la questione sul rispetto delle norme igieniche e sanitarie. La riforma – afferma Foley – è stata pensata sulla base dei dati registrati nella città di New York ,dove negli ultimi anni il numero dei ristoranti colpevoli di violazioni gravi e ripetute è aumentato, così come gli ordini di chiusura forzata, nonché i casi di infezioni e avvelenamenti dei clienti, delle denunce e dei ricoveri in ospedale. Ci vorranno circa 14 mesi prima che gli ispettori possano controllare tutti i locali, che sono 24.000, ed è già intenzione di tutti correre ai ripari per assicurare accettabili livelli di pulizia al proprio ristorante. Nel frattempo avremo modo di vedere gli sviluppi americani di una best practice che potrebbe suscitare interesse anche in Italia che, col buon cibo, ha già fatto scuola in tutto il mondo.